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VISITE GUIDATE TERRE DEI
FARNESE
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Palazzo
Farnese Caprarola
Caprarola, borgo medioevale nel cuore parco naturale dei Monti Cimini,
zona definita a ragione la "piccola Svizzera del Lazio", appare
sovrastata dal grande palazzo-fortezza, costruito nel XVI secolo, per
ospitare i Farnese, signori di questo feudo. Considerato il capolavoro del
Vignola, su incarico del Cardinale Alessandro Farnese, l’opera fu
concepita sulle fondazioni di una fortezza che il papa, Paolo III Farnese,
aveva fatto iniziare dal suo architetto militare Antonio da Sangallo
intorno al 1530. L'edificio è quindi un originale insieme di architettura
militare e civile, in cui bastioni, fossati e ponti levatoi si fondono con
giardini, stucchi, decorazioni preziose e capolavori artistici. Terminato
nel 1575, con la sola esclusione della sua parte antistante e dei
giardini, all'interno è arricchito da una serie di affreschi realizzati
da numerosi artisti che si alternarono per un ventennio: Federico e Taddeo
Zuccari, Antonio Tempesti, Jacopo Bertoia, Raffaellino da Reggio, Giovanni
Antonio da Varese, Giovanni de Vecchi e tanti altri meno conosciuti, sotto
le indicazioni di grandi letterati come Annibal Caro, Fulvio Orsini ed
Onofrio Panvinio.
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Bomarzo: Parco dei Mostri
Il parco dei Mostri di Bomarzo nacque nel 1552,
ideato dall'architetto rinascimentale Pirro Ligorio su commisione del
Principe Pier Francesco “Vicino” Orsini
dopo la morte della moglie Giulia Farnese "sol per sfogare il
core", cioè come luogo dove attenuare il suo dolore vedovile.
All’interno di un boschetto, fitto ed intricato, nel cuore della Tuscia,
si estende un percorso disseminato di sculture gigantesche e mostruose:
divinità pagane, draghi, ninfe, giganti, elefanti, case
dall’inclinazione impossibile e persino la porta dell’inferno. Il
Parco è insomma un luogo “straordinario e sovrannaturale”, in grado
di stupire i visitatori, qualcosa di surreale e bizzarro e completamente
diverso da qualsiasi altra cosa si potesse ammirare al tempo.
"Chiunque non sia colpito da questo parco non ammirerebbe neppure le
sette meraviglie del mondo", disse il principe del suo amato
boschetto.
Con
la morte di Vicino Orsini cominciò per Bomarzo un lungo periodo di
trascuratezza ed abbandono, fino alla “riscoperta”, nel 1938, da parte
di Salvador Dalì. Proprio nel Bosco Sacro, di cui sentiva fortemente
l’incantesimo, il celebre surrealista spagnolo ambientò uno dei suoi
quadri più famosi. Nel
1953 Giovanni Bettini acquistò l’intero parco,
ne promosse il restauro e lo riconsegnò, intatto nel fascino e nella
magia, ad artisti, appassionati e visitatori di tutto il mondo. Rinacque
così il luogo “sacro” da tempo immemorabile; “sacro” nel senso di
meraviglioso e terribile, una sacralità risalente a secoli prima del
sogno capriccioso di un principe rinascimentale.
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